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ANNO 55° – NUMERO 39
Venerd́ 5 ottobre 2001

Ore 9: bimbi in auto, si fa la lezione di traffico

MARINA DI LEO

A guidare bene l'auto e rispettare il codice la strada non si impara quando si varca la soglia dei fatidici diciotto anni e si diventa, almeno ufficialmente, maggiorenni, ma molto prima, da piccoli, per la precisione, tra i sei e i dodici anni. Questo è quello che accade al Parco Scuola del Traffico, nel quartiere Eur di Roma, dove mini allievi di scuola guida viaggiano disciplinati sui viali di un parco alberato, a bordo di coloratissimi motoscooter e macchinine (col motore a scoppio, in miniatura), seguendo un percorso stabilito, con tanto di cartelli stradali, segnali per terra, strisce pedonali e, insomma, tutto quello che occorre per simulare la vita di una strada, attraversata da automobili e pedoni. In un momento successivo, li troviamo seduti in aula, dove, con l'aiuto di un insegnante che tiene lezioni teoriche sull'argomento, affrontano tutte le situazioni possibili, tutti gli aspetti che riguardano il traffico, cercando di capire e studiare il Codice della Strada.

Per i ragazzini, molto attenti e compresi nel ruolo, sembra il più coinvolgente dei giochi, forse perché li fa sentire già grandi, li rende responsabili e li prepara a essere futuri cittadini con la testa sulle spalle e non con il piede schiacciato sull'accelleratore o con la mano sul clacson a spingere come dannati per pretendere di passare per primi.

Rispetto, responsabilità e anche un pizzico di divertimento, dunque. Con questo spirito è nato nel 1964, e continua a svolgere stabilmente il suo lavoro di formazione, il progetto Parco Scuola del Traffico.

Approvata e sostenuta dal Ministero dei Lavori Pubblici, dalla Pubblica Istruzione, dall'Automobil Club di Roma e attuato dalla S1CES (Società Italiana Centri Educazione Stradale), questa iniziativa è una sorta di scuola guida per piccoli, che si rivolge ai bambini delle scuole di Roma e provincia, e si articola in una serie di lezioni su strada, come dicevamo, ma anche in aula.

Oltre alle lezioni teoriche e pratiche agli allievi viene consegnato del materiale "didattico". Si compone del foglio rosa, dato all'inizio del corso, quindi, al termine, di due patentini, uno di grado "A", per le moto, e l'altro di grado "B" per le vetture.

"La strada è di tutti: non appartiene a te solo", riportano scritto tutti e tre i documenti che i ragazzini ricevono. E su questo principio e altri, solidi come comandamenti, si fonda l'insegnamento dell'educazione stradale.

Un programma che nasce nell'ambito di una campagna del Ministero dei Lavori Pubblici sulla sicurezza stradale e che risulta più che doverosa se pensiamo che tra i Paesi europei, l'Italia è in cima alla graduatoria dei "cattivi" per numero di incidenti stradali.

Numeri che fanno paura. La lista degli incidenti, e purtroppo delle vittime, sembra, infatti, un bollettino di guerra, che si incrementa in coincidenza col periodo estivo, quando strade e autostrade si riempiono di vetture in viaggio per le vacanze.